VENERAZIONE PER L'EUCARISTIA
1635 80. Francesco sentiva tanta riverenza e devozione
per il corpo di Cristo, che avrebbe voluto scrivere nella
Regola che i frati ne avessero ardente cura e sollecitudine
nelle regioni in cui dimoravano, ed esortassero con insistenza
chierici e sacerdoti a collocare l'Eucaristia in luogo conveniente
e onorevole. Se gli ecclesiastici trascuravano questo dovere,
voleva che se lo accollassero i frati. Anzi, una volta ebbe
l'intenzione di mandare, in tutte le regioni, alcuni frati
forniti di pissidi, affine di riporvi con onore il corpo di
Cristo, dovunque lo avessero trovato custodito in modo sconveniente.
Sempre ispirato dalla reverenza al santissimo corpo e sangue
di Cristo, avrebbe voluto inserire nella Regola l'esortazione:
«Dovunque i frati trovassero degli scritti con le parole
e i nomi del Signore non dignitosamente conservati o giacenti
dispersi in luoghi impropri, li raccogliessero e mettessero
da parte, per onorare il Signore nelle parole da Lui pronunciate.
Molte cose infatti sono santificate per mezzo della parola
di Dio, e in virtù delle parole di Cristo viene attuato
il sacramento dell'altare».
Queste direttive non furono però accolte nella Regola,
perché i ministri non giudicarono opportuno di farne
un obbligo ai frati. Tuttavia il Santo volle lasciare, nel
Testamento e in altri suoi scritti, l'espressione della sua
volontà su questo punto.
Volle inoltre che altri frati percorressero tutte le regioni
della cristianità, muniti di belli e buoni ferri per
far ostie.
1636 Com'ebbe scelto il gruppo che intendeva portare
con sé Francesco disse a quei fratelli: «Nel
nome del Signore, andate due a due per le strade, con dignità,
mantenendo il silenzio dal mattino fino a dopo l'ora di terza,
pregando nei vostri cuori il Signore. Nessun discorso frivolo
e vacuo tra di voi, giacché, sebbene siate in cammino,
il vostro comportamento dev'essere raccolto come foste in
un eremo o in cella. Dovunque siamo o ci muoviamo, portiamo
con noi la nostra cella: fratello corpo; l'anima è
l'eremita che vi abita dentro a pregare Dio e meditare. E
se l'anima non vive serena e solitaria nella sua cella, ben
poco giova al religioso una cella eretta da mano d'uomo».